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La fatica di puntare in Alto: esplorare l’universo per conoscere se stessi

Se potessimo aprire adesso gli occhi per la prima volta, senza pregiudizi o preconcetti, senza memoria alcuna, senza quel velo di presunzione e di “già saputo” che tutti un po’ abbiamo, che spettacolo potente dovrebbe sembrarci la natura! La natura del cielo, della Terra e dell’uomo; la possibilità dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo. Ecco perché sabato 20 ottobre 2018 alcuni professori hanno accompagnato gli studenti della classe V Liceo Sportivo in una serata particolare, una serata “diversa”: scoprire di nuovo, insieme, questo senso di stupore di fronte al cielo stellato. Studenti e insegnanti si sono recati un po’ fuori Firenze dove il cielo ancora è buio, non illuminato dalle luci delle moderne città, e dove ancora si può gettare lo sguardo oltre l’atmosfera terrestre affacciandosi sul nostro sconfinato universo.

Ma perché spendere un sabato sera per andare a vedere le stelle? Perché fare un’ora di macchina per andare lontano dalla città, quando ormai il fresco dell’autunno inizia a farsi sentire? Cosa c’entra una serata così con la scuola, con i doveri, con la preparazione dell’esame di maturità? La risposta viene insieme da lontano e da vicino, viene da dentro di noi. Vorremmo rispondere a questa domanda ponendo un’altra domanda: perché le prime civiltà, più di 5000 anni fa, hanno sentito il bisogno di guardare il cielo, disegnare costellazioni, spiegare l’origine dell’universo, subito dopo aver capito come mangiare e dove dormire? Perché la filosofia? Perché la scienza? Una domanda che nasce così tanti anni fa trova risposta proprio dentro di noi: perché dall’inizio dei tempi fino ad oggi nessuno di noi può vivere solo mangiando e dormendo, ma abbiamo bisogno di nutrirci anche di risposte a domande che nascono continuamente su tutto quello che ci circonda. Ecco perché cerchiamo gli amici, ecco perché ci piace lo sport, perché ci piace la musica, perché ci domandiamo chi siamo, come funzionano le cose, cos’è l’universo! Potremmo usare le parole dell’Ulisse dantesco per riassumere tutto questo in due meravigliosi versi:”Fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtute e canoscenza” (Dante, Divina Commedia, Inf. 26). La conoscenza… di noi stessi e della natura, delle relazioni umane, della storia, dell’intero universo. Questo ci rende davvero uomini, questo per noi è lo scopo della scuola: educare al desiderio e allo stupore di conoscere e conoscersi. Questo è quello di cui anche noi insegnanti abbiamo bisogno: mentre educhiamo allo stupore possiamo capire e rinnovare lo stupore in noi stessi. 

L’uscita di sabato ha coinciso non a caso con l’iniziativa “International Observe the Moon Night” (InOMN), inaugurata nel 2010 dalla Nasa con l’obiettivo di invitare tutti a scoprire e osservare la luna. Grazie alle condizioni atmosferiche, oltre al cielo notturno, durante la serata è stato possibile osservare, mediante un telescopio, anche la Luna e il pianeta Marte. È nata una discussione dove tutti erano curiosi di sapere di più, capire di più. “Perché l’uomo è andato sulla Luna? Perché vuole andare su Marte?”. Potere economico? Sopravvivenza della specie? Forse… ma in piccola parte. In realtà l’uomo vuole andare nello spazio perché vuole andare a vedere, a conoscere, a esplorare, per crescere e per essere sempre più consapevole di sé.

Vedere, conoscere, esplorare il mondo e l’universo, per vedere, conoscere ed esplorare se stessi… questo è stato quel sabato sera, e questo deve essere lo scopo della scuola per formare realmente delle persone.

di Tommaso Favalli e Andrea Pecci

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